19 giugno 2006

coincidenze

Martin Creed, work #142, 2006


COINCIDENZE

MARTIN CREED, KOO JEONG-A, JACOPO MILIANI, NEDKO SOLAKOV

inaugurazione mostra martedì 20 giugno ore 19

La mostra coincidenze fa parte del ciclo di mostre a cura di LORENZO BRUNI dal titolo LA DISTANZA è UNA FINZIONE


La mostra coincidenze è sulla sensazione e condizione di stupore. Per questi artisti la condizione di stupore viene raggiunta attraverso gesti minimi, personali e narrativi che puntano a far alzare il normale livello di attenzione e di immaginazione del soggetto (spettatore e artista) nella pratica della sua quotidianità. Le opere realizzate all'interno dello spazio di VIANUOVA artecontemporanea per questa mostra sono interventi legati ad una processualità anche intima ben precisa che punta però a farsi motore per altre storie. Sono degli inneschi che agiscono per questo motivo sull'evocazione più che sulla denominazione di quello che è. Il nascosto, il suggerito in questo caso diviene fonte di una nuova percezione ed immaginazione delle cose e una forte riflessione su cosa intendiamo o accettiamo per oggetto d'arte e quindi sul ruolo dello spettatore.

Martin Creed (1968 in Wakefield, Inghilterra; vive e lavora a Londra e Alicudi) oltre ad essere il vincitore del Turner Prize del 2001 tra le sue mostre recenti ricordiamo la partecipazione alla Biennale di Berlino 2006, e la sua mostra personale ancora visibile a Milano per la Fondazione Nicola Trussardi.



Koo Jong-a (1967,Seoul, Korea; vive e lavora tra Parigi e Berlino) tra le molte mostre internazionali a cui ha partecipato ricordiamo la triennale di Guangzhou in Cina nel 2005, la Biennale di Sydney nel 2004, la Biennale di Venezia nel 2003, e la mostra inaugurale Happines del Mori Art Museum di Tokyo nel 2003.

Jacopo Miliani (1979, Firenze, Italia, vive e Lavora a Londra) ha partecipato a varie edizioni del festival video Off Loop a Barcellona, al festival di performance al Museo d'Arte Contemporanea di Siracusa nel 2005 e a quello ad Art&Gallery a Milano sempre nel 2005.


Nedko Solakov (1957, Bulgaria; vive e lavora a Sofia) tra le sue molte partecipazioni internazionali ricordiamo quella alla ultima Biennale di Istanbul del 2005, alla Biennale dei paesi arabi a Sharjah nel 2005, a Base/progetti per l'arte a Firenze nel 2003 ed alla Biennale di Venezia nel 2001.



11 maggio 2006

prendendo misure


IAN KIAER, T-YONG CHUNG, DIDIER COURBOT

inaugurazione mostra venerdì 12 maggio ore 18 in via del porcellana 1/r (già via nuova), Firenze

LA DISTANZA E' UNA FINZIONE

CICLO DI MOSTRE A CURA DI LORENZO BRUNI

Il tema evocato da prendendo misure, la prima mostra di VIANUOVA artecontemporanea, con Ian Kiaer, T-Yong e Didier Courbot è la città in quanto desiderio, miraggio, ricordo o progetto di condivisione fisica.


Questi artisti, con le loro opere, non forniscono delle semplici immagini o rappresentazioni impositive, ma delle narrazioni personali che tendono al poetico e al romantico per la delicatezza con cui sono proposte. Per loro si tratta di concretizzare delle processualità, gesti minimi con cui manipolano gli oggetti d’uso quotidiano e con cui cercano di stabilire nuove coordinate e nuovi strumenti per misurare e quindi rapportarsi e abitare il mondo. Questo attorno non lo analizzano nella sua nuda fisicità o per mezzo di concetti astratti, ma partendo da idee comuni opponendogli uno “stare” e un esser presente alle cose come se avvenisse per la prima volta. Così Ian Kiaer si confronta con la tradizione pittorica occidentale, con un modello della visione ben preciso e con il nuovo concetto di città programmato nell’900, T-yong ripensa dall’Italia al fascino del lontano e dell’oriente che coincide con il luogo da cui proviene mentre Courbot interviene e riattiva lo spazio pubblico e collettivo che proprio perché è di tutti scompare nell’anonimato e nell’indifferenza. La città come immagine non appare nelle opere di questi tre artisti, poiché predomina il gesto con cui loro si manifestano in essa e rispetto agli altri che la attraversano. Il loro movente è indagare il reale per capire la posizione che hanno rispetto ad esso. Il loro approccio non li porta a proporre il risultato, ma la ricerca in atto. A non voler aggiungere nuovi segni al mondo, ma tentando un riappropriarsi di quelli che gia ci sono per andare a definire un nuovo contesto. Il nuovo contesto è lo spazio mentale/fisico/immaginativo della loro opera che però si collocano come frammenti di un unico discorso, di un unica atmosfera e sensazione che va a contestualizzare e a trasformare il contenitore della galleria, nato come luogo separato dalla vita di tutti i giorni, mettendolo in relazione con i tentativi di rapportarsi con lo spazio urbano, con la tradizione occidentale, con l’idea del viaggio e del saper immaginare.

I gesti che caratterizzano il fare di questi artisti sono minimi e puntano a manipolare, ad illuminare e ad usare gli elementi prodotti dalla modernità (oggetti in serie dove la funzione determina la forma): materiali recuperati come buste di plastica per Kiaer, l’immaginario dei viaggi per mete lontane per T-Yong, gli elementi che costituiscono gli spazi pubblici per Courbout. Questi artisti trascendono o sottolineano gli oggetti d’uso con cui abbiamo a che fare quotidianamente e che spariscono dalla nostra visuale poiché li consideriamo solo per la loro funzione e familiarità e non anche come presenze, forme o generatori di significati autonomi. Così il materiale con cui si confrontano va da un’aiuola in città che viene riparata creando strani sospetti nei cittadini che casualmente passano di li, ad una cartellina per archiviare documenti negli uffici in cui si può scoprire una rondine che vola nel cielo, al libro sul design del XX secolo su cui fioriscono e nascono strani alberi o semi. Questi loro interventi riflettono sul rapporto tra memoria personale e collettiva, tra dimensione dello spazio pubblico e quello privato, dei vari riferimenti culturali nel giudicare e accettare le cose, del potere dell’immaginazione con cui rapportarsi al mondo e della città come luogo per eccellenza in cui dovrebbe avvenire tutto questo. La città per loro più che essere un luogo fisico ben preciso è un ipotesi di comunità.

VIANUOVA artecontemporanea apre a Firenze con un approccio inedito per una galleria poiché punta a ripensare alle attuali modalità espositive e a riflettere sulla natura del contenitore d’arte e sul suo ruolo di mediazione con il pubblico. LA DISTANZA E' UNA FINZIONE è un ciclo di mostre che parte dalla riflessione sull’eredità del moderno (codici, linguaggi, usi attuali, memorie) se si può parlare in questi termini e se esiste, e su cosa intendiamo per spazio pittorico …come idea….e dimensione concreta da praticare da parte dello spettatore. Tutte le mostre indagheranno le modalità usate dagli artisti per definire narrazioni e storie intime quanto condivisibili con tutti e a puntare alla realizzazione di uno spazio fisico e concreto praticabile dallo spettatore che quindi sarà chiamato in causa e non indipendente dallo spazio/sensazione messo in atto dall’opera. Più che mostre a tema saranno mostre che vogliono materializzare un’atmosfera e una sensazione ben precisa per stabilire con gesti minimi cosa è il mondo e come manifestarsi in esso da parte del soggetto (artista/spettatore).

10 maggio 2006

Invito mostra Prendendo Misure